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Programma
manifestazioni
11
giugno 2009
Festa
dei Santi patroni Felice e Fortunato
Centro storico - Corso del Popolo
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Patroni della città
e diocesi di Chioggia, Felice e Fortunato sono
stati sempre rappresentati come due soldati romani. Essi nel
martirio hanno combattuto per Cristo, e hanno mantenuta integra la
propria fede.
La tradizione in realtà li qualifica come due giovani
fratelli vicentini, venuti ad Aquileia per commerciare; Aquileia
infatti è il principale sbocco all'Adriatico di tutta l'Italia
settentrionale.
Trovati in preghiera in un bosco vicino alla città, per
l'imperversare della persecuzione di Diocleziano (303-305), furono
torturati e decapitati. I loro corpi, raccolti dai cristiani, furono
conservati uno a Vicenza e l'altro ad Aquileia. In seguito alle
invasioni barbariche, le reliquie conservate in quest'ultima città
furono trasportate a Malamocco, dove si era stabilita una sede
vescovile.
Questa sede si trasferì nel 1100 a Chioggia, e con essa, per volontà
del vescovo Enrico Grancarolo e col consenso del Doge, anche le
insigni reliquie.
Attualmente sono conservate nella Cattedrale, racchiuse in una
pregiata urna di squisita fattura, eseguita nel 1905 su disegno del
chioggiotto Aristide Naccari.
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Chiusura
definitiva dell’urna dopo la ricognizione 2004-2005
E’
stata chiusa definitivamente il 30 novembre 2005 la preziosa Urna
contenente le reliquie dei Santi Patroni Felice e Fortunato, sulle
quali era stata eseguita dall’équipe del prof. Raffaele De Caro,
direttore dell’Istituto di Anatomia umana dell’Università di
Padova, un’accurata ricognizione storico-scientifica, in occasione
del 17° centenario del martirio, dal 2004 al 2005.
Oltre alla classificazione dettagliata di tutte le ossa
(risultandone uno scheletro pressoché completo, compreso il cranio)
si era proceduto anche all’analisi dell’antichità delle
reliquie con l’esame del C14 ricorrendo ai laboratori
specializzati dell’Università di Lecce, il cui responso ha
accertato la congruenza con la tradizione: i resti infatti risalgono
al periodo compreso tra il 120 e il 350 d. C. Nel settembre scorso
è giunto anche l’ultimo referto sull’esame del DNA, finalizzato
a definire se i resti appartengono ad un solo soggetto (come si
potrebbe dedurre dai risultati della ricognizione effettuata sui
resti conservati a Vicenza che apparterrebbero ad un solo soggetto)
o di due (il cranio di Fortunato e il corpo di Felice, come si
ritiene nella tradizione chioggiotta): il responsabile del
Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica di Firenze,
dr. David Caramelli, dopo ripetuti tentativi sui frammenti fattigli
pervenire dal prof. De Caro, ha definitivamente appurato che, a
causa delle difficili condizioni “tafonomiche” a cui sono state
sottoposte le reliquie nei secoli, “difficilmente si potrà
ottenere, anche da altri frammenti ossei recuperati nella stessa
sepoltura, un DNA ancora in buono stato di conservazione”.
Nell’urna è stata depositata una pergamena in data 1 novembre
2005, che, a futura memoria, aggiorna sulla ricognizione effettuata.
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