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GIUGNO 200
7

 

11 giugno
Festa dei Santi patroni Felice e Fortunato

Centro storico - Corso del Popolo

 

Patroni della città e diocesi di Chioggia, Felice e Fortunato sono stati sempre rappresentati come due soldati romani. Essi nel martirio hanno combattuto per Cristo, e hanno mantenuta integra la propria fede. 
La tradizione in realtà li qualifica come due giovani fratelli vicentini, venuti ad Aquileia per commerciare; Aquileia infatti è il principale sbocco all'Adriatico di tutta l'Italia settentrionale.  
Trovati in preghiera in un bosco vicino alla città, per l'imperversare della persecuzione di Diocleziano (303-305), furono torturati e decapitati. I loro corpi, raccolti dai cristiani, furono conservati uno a Vicenza e l'altro ad Aquileia. In seguito alle invasioni barbariche, le reliquie conservate in quest'ultima città furono trasportate a Malamocco, dove si era stabilita una sede vescovile. 
Questa sede si trasferì nel 1100 a Chioggia, e con essa, per volontà del vescovo Enrico Grancarolo e col consenso del Doge, anche le insigni reliquie. 
Attualmente sono conservate nella Cattedrale, racchiuse in una pregiata urna di squisita fattura, eseguita nel 1905 su disegno del chioggiotto Aristide Naccari.

Chiusura definitiva dell’urna dopo la ricognizione 2004-2005

E’ stata chiusa definitivamente il 30 novembre 2005 la preziosa Urna contenente le reliquie dei Santi Patroni Felice e Fortunato, sulle quali era stata eseguita dall’équipe del prof. Raffaele De Caro, direttore dell’Istituto di Anatomia umana dell’Università di Padova, un’accurata ricognizione storico-scientifica, in occasione del 17° centenario del martirio, dal 2004 al 2005. 
Oltre alla classificazione dettagliata di tutte le ossa (risultandone uno scheletro pressoché completo, compreso il cranio) si era proceduto anche all’analisi dell’antichità delle reliquie con l’esame del C14 ricorrendo ai laboratori specializzati dell’Università di Lecce, il cui responso ha accertato la congruenza con la tradizione: i resti infatti risalgono al periodo compreso tra il 120 e il 350 d. C. Nel settembre scorso è giunto anche l’ultimo referto sull’esame del DNA, finalizzato a definire se i resti appartengono ad un solo soggetto (come si potrebbe dedurre dai risultati della ricognizione effettuata sui resti conservati a Vicenza che apparterrebbero ad un solo soggetto) o di due (il cranio di Fortunato e il corpo di Felice, come si ritiene nella tradizione chioggiotta): il responsabile del Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica di Firenze, dr. David Caramelli, dopo ripetuti tentativi sui frammenti fattigli pervenire dal prof. De Caro, ha definitivamente appurato che, a causa delle difficili condizioni “tafonomiche” a cui sono state sottoposte le reliquie nei secoli, “difficilmente si potrà ottenere, anche da altri frammenti ossei recuperati nella stessa sepoltura, un DNA ancora in buono stato di conservazione”. 
Nell’urna è stata depositata una pergamena in data 1 novembre 2005, che, a futura memoria, aggiorna sulla ricognizione effettuata.